La voce mite che grida pace: il coraggio silenzioso del cardinale Parolin

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Nel frastuono del mondo che corre, si divide, combatte, il cardinale Pietro Parolin è una voce che non urla, ma resta ferma, chiara, necessaria. Una voce che non cerca lo scontro, ma tende ponti. Una voce che, da Sacrofano, durante la “Cattedra dell’accoglienza”, ha saputo ricordarci cosa significa oggi parlare di pace — e farlo con coraggio, umiltà e profondità.

Nel suo intervento, Parolin ha chiesto al mondo ciò che da troppo tempo ci sembra impossibile: una pace giusta e duratura per l’Ucraina, ottenuta non con la forza, ma con il dialogo, la fiducia e il disarmo delle parole, prima ancora che delle armi.

Ha parlato della guerra, certo, ma lo ha fatto guardando all’uomo, alla sua dignità, alla sua fragilità. Ha detto con chiarezza che nessuna arma, neanche la più potente, ha mai portato un bene duraturo, e che solo la fiducia reciproca e il rispetto degli accordi internazionali possono fondare un futuro di vera pace.

Un appello che è anche un esempio

Non è solo la sostanza delle parole di Parolin ad emozionare, ma anche il suo stile: sobrio, profondo, mai compiacente. È la voce di un uomo che non si sottrae alla complessità del mondo, ma la affronta con lucidità e compassione. Che guarda alla guerra in Ucraina, al dramma di Gaza, alle mille tensioni che percorrono il pianeta, e sa che la pace non è un’utopia, ma una scelta radicale e necessaria.

Ha il coraggio di chiedere ai popoli in conflitto di sedersi a un tavolo senza precondizioni, di costruire tregue che diventino sentieri di ricostruzione, di disarmare non solo le mani, ma anche il linguaggio.

Un pastore nel cuore della storia

Il cardinale Parolin non è un politico, ma conosce bene il linguaggio della diplomazia. Non è un attivista, ma la sua parola è azione, la sua presenza è testimonianza. È un pastore nel cuore della storia, uno di quelli che non alza la voce, ma che la storia ascolta.

Nel suo appello non c’è solo una strategia di pace, ma una profonda visione antropologica e spirituale: la pace nasce solo là dove si ricostruisce la fiducia, dove si riscopre l’altro come volto e non come nemico, dove il bene comune torna ad essere orizzonte condiviso.

Il suo messaggio non è rivolto solo ai grandi della Terra. È rivolto anche a noi. Perché la pace si costruisce ogni giorno, nelle parole che scegliamo, nei gesti che facciamo, nelle relazioni che coltiviamo. Perché se davvero, come ha detto, “è immorale il possesso delle armi nucleari”, allora è altrettanto immorale restare indifferenti, voltarsi dall’altra parte.

Il cardinale Parolin, con la forza mite dei grandi, ci ha ricordato che la pace non è un sogno: è un compito. E spetta a ciascuno di noi.

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