Quando pensiamo alla prevenzione oncologica, visualizziamo spesso uno schermo radiologico o una mano che tiene un kit per il test del colon-retto. Ma dietro questi gesti c’è molto di più: c’è la cultura di una società che decide di credere nella prevenzione come stile di vita condiviso. È qui che si gioca la vera partita: non solo in ospedale, ma nelle scuole, nelle tavole, nelle chiacchiere tra amici.
In Italia quelle prime immagini di prevenzione nazionale non sono più una novità. I programmi di screening oncologico sono attivi da tempo: mammografie per il tumore al seno, pap-test o HPV test per la cervice, test immunochimici per il colon-retto. E i dati parlano chiaro: questi strumenti funzionano e hanno già salvato molte vite. Tuttavia, la partecipazione non è uniforme. Al nord la risposta è viva; al sud, sotto certi aspetti, ancora molto timida.
Il motivo? È antropologico. La prevenzione è fragile quando manca una pratica culturale. La paura del risultato, il “non voglio sapere”, l’idea che rimandare non costa nulla: sono ostacoli spesso silenziosi, talvolta invisibili, ma potenti. E se non li si affronta con una narrazione diversa, fatta di relazioni, di fiducia e di informazione chiara, la prevenzione rischia di restare sterile.
E poi ci sono i numeri sugli stili di vita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 30% e il 50% di tutti i casi di tumore potrebbe essere evitato semplicemente adottando abitudini più sane Organizzazione Mondiale della Sanità. L’alimentazione, il movimento, il consumo di alcol, il fumo: non sono mere statistiche, ma scelte quotidiane. Scelte che modificano il nostro profilo di rischio.
Immaginiamo allora le scuole dove si imparano i gesti della prevenzione già da bambini. Le farmacie, non più solo luogo dei farmaci, ma partner quotidiani della salute. Le associazioni, animate dalla voglia di raccontare storie di vita e non solo di guarigione. La cultura della prevenzione può crescere lì, dove ci si sente parte di una comunità che cura se stessa.
Fonte ufficiale: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 30–50% dei casi di cancro è prevenibile agendo sui fattori di rischio modificabili (alimentazione, fumo, attività fisica, consumo di alcol)

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