Missione ad Abidjan: la speranza tra le baracche

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Ad Abidjan, capitale economica della Costa d’Avorio, la povertà convive ogni giorno con la speranza. La prima parte della missione presso il Centro di Salute di Base “Santa Teresa di Gesù Bambino” ci ha portati nel cuore di un quartiere segnato da condizioni di vita estreme: baracche costruite con materiali di fortuna, strade di sabbia piene di rifiuti, bambini che giocano tra liquami e discariche improvvisate.

In questo contesto drammatico, le suore del Centro, due delle quali infermiere, portano avanti un’opera silenziosa e preziosa: curano i bambini malati di HIV, assistono le donne nei parti difficili, offrono cure di base a chi altrimenti non avrebbe alcun accesso all’assistenza sanitaria.

Per la missione è partito in rappresentanza della Fondazione Noopolis il dott. Raimondo Leone, che in ogni viaggio porta con sé il bagaglio del suo cuore colmo di amore e passione, in nostra rappresentanza. Con discrezione e dedizione, offre cure e conforto, ma soprattutto porta speranza a chi quotidianamente lotta per poter avere una vita migliore.

Le visite domiciliari nel quartiere più povero sono state un’esperienza che lascia un segno profondo: entrare nelle case di lamiera, dove la gente muore in silenzio, abbandonata a se stessa, significa toccare con mano la fragilità dell’esistenza e la grandezza della solidarietà. È qui che le cure diventano gesto di prossimità, e i medicamenti offerti non sono solo sollievo fisico, ma anche segno tangibile che nessuno è dimenticato.

Le immagini raccontano meglio di mille parole:

  • donne che si fanno carico della sopravvivenza quotidiana, bilanciando sul capo ceste di cibo e medicine;
  • nonne che stringono i nipoti, testimoni di una resilienza che si tramanda di generazione in generazione;
  • bambini che giocano e lavorano tra spazzatura e macerie, ma conservano negli occhi la vitalità e il desiderio di futuro.

Secondo i dati dell’OMS, in Costa d’Avorio oltre il 2% della popolazione vive con l’HIV e le disuguaglianze nell’accesso alle cure restano tra le principali sfide. Nei quartieri informali come quelli visitati, la salute è un lusso: mancano acqua potabile, servizi igienici e assistenza medica di base.

La missione ha avuto il merito di portare un segno concreto: medicamenti, supporto sanitario, ascolto e vicinanza. Ma ha anche sollevato una riflessione più ampia: la salute, diritto universale, resta troppo spesso negata ai più fragili.

È proprio da questi luoghi dimenticati che arriva un insegnamento fondamentale: la dignità umana non conosce condizioni, e la solidarietà può essere un ponte tra mondi lontani. Come scrive Papa Francesco, “i poveri ci evangelizzano”, perché ci obbligano a guardare la vita con occhi diversi e a rimettere al centro l’essenziale: la cura reciproca.

La missione ad Abidjan è solo un passo, ma ogni passo apre una strada. E la strada tracciata è quella della speranza, che nasce anche tra le baracche, grazie alla presenza di chi sceglie di esserci.

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