Intervista a Giuseppe Guaglianone – presidente della Fondazione Noopolis ETS e dell’Ordine dei Farmacisti di Roma
A seguito dell’articolo pubblicato lunedì scorso sul nostro sito, in cui abbiamo raccontato i contenuti e i punti salienti dell’incontro “Malnutrizione e cancro: dal ruolo eziologico a quello prognostico”, abbiamo deciso di approfondire ulteriormente il tema con una voce autorevole e coinvolta in prima linea.
Abbiamo così rivolto alcune domande al dottor Giuseppe Guaglianone, presidente della Fondazione Noopolis ETS e dell’Ordine dei Farmacisti di Roma, per raccogliere un commento diretto su un argomento tanto cruciale quanto delicato.
La relazione tra nutrizione e malattia oncologica, infatti, non è solo una questione tecnica o clinica, ma un nodo profondo che tocca la qualità della cura, la sostenibilità del nostro sistema sanitario e, soprattutto, la dignità del paziente.
Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale dell’intervista, che riprende e amplia quanto già emerso nel suo intervento durante l’evento.
“La malnutrizione non può più essere considerata un aspetto accessorio nel percorso oncologico. È, a tutti gli effetti, un nodo centrale della presa in carico clinica. Quando parliamo di un paziente oncologico, non parliamo solo della sua terapia farmacologica o del protocollo chirurgico. Parliamo della sua condizione globale, della sua fragilità, del suo stato metabolico e nutrizionale, che spesso vengono trascurati fino a quando non diventano emergenza.
Come Fondazione Noopolis, da anni lavoriamo per promuovere una visione integrata della salute. Per noi la nutrizione clinica è una priorità strategica. Lo è per la qualità della cura, per la sostenibilità del sistema, e soprattutto per la dignità del paziente.
È fondamentale comprendere che lo stato nutrizionale può influenzare direttamente l’efficacia delle terapie oncologiche, la tolleranza ai trattamenti, i tempi di recupero e l’aderenza del paziente ai percorsi di cura. Sottovalutare questo elemento significa, di fatto, rinunciare a una quota significativa di efficacia terapeutica.
Come farmacisti, come professionisti della salute, abbiamo la responsabilità di porre la nutrizione al centro delle strategie di presa in carico. E possiamo farlo con strumenti concreti: formazione continua, protocolli multidisciplinari, integrazione ospedale-territorio.
Credo fermamente che la farmacia possa diventare un punto di snodo importante in questo percorso. Un presidio sanitario che non si limita alla dispensazione del farmaco, ma che contribuisce all’identificazione precoce della fragilità nutrizionale, al monitoraggio e all’orientamento del paziente nei percorsi specialistici.
Il nostro obiettivo come Fondazione è chiaro: fare in modo che la nutrizione entri nei percorsi terapeutici in modo strutturato, sistemico, riconosciuto. Vogliamo promuovere modelli organizzativi che colleghino in modo efficace il territorio con l’ospedale, la farmacia con i centri clinici, i professionisti con i caregiver.
Questo evento rappresenta una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. È l’inizio di un lavoro che continueremo con forza nei prossimi mesi: attraverso progetti pilota, momenti formativi e soprattutto con l’ascolto dei bisogni reali dei pazienti.”
Perché la nutrizione è cura.
E la cura, oggi, deve essere globale, anticipata e profondamente umana.

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